Il Tokaji, vino di Luigi XIV, Voltaire e Beethoven

Quando si parla di Tokaji bisogna subito mettere in chiaro una cosa: il Tokaji Aszú è un vino illustre, e anche molto antico. Questo vino rinomato in passato ha fatto il giro del mondo e si è trovato su tavole altolocate come quelle di Luigi XIV di Francia, del pensatore francese Voltaire, di Francesco II Rákóczi, principe di Transilvania, dello zar Pietro il Grande e pure di Beethoven, il papà dell’Inno alla Gioia.
In pochi hanno saputo resistere alla tentazione: un sorso di Tokaji ha ispirato versi famosi come quelli del Re Sole, che a cena l’ha definito Vinum Regum, Rex Vinorum, cioè «Vino dei Re, Re dei vini». Una frase che ancora oggi accompagna il vino Tokaji, celebrandolo a distanza di secoli.
Il Tokaji era il vino dei nobili, è vero, ma pure dei papi: infatti anche Papa Benedetto XIV lo bevve e si ritenne (giustamente) benedetto per averlo provato: lo testimonia il suo celebre epigramma «Benedicta sit terra, quae te germinavit, benedicta mulier, quae te misit, benedictus ego, qui te bibi». La regina Maria Teresa D’Austria non avrebbe potuto fargli un regalo più bello e apprezzato!
Tutti quelli che hanno assaggiato il Tokaji Aszú ne hanno decantato le lodi. Pablo Neruda gli ha dedicato una poesia, intitolata Tokay; Alexandre Dumas, come il Re Sole, l’ha battezzato «vino degno dei re» nel suo La collana della regina. E le incursioni del Tokaji nella letteratura non finiscono: nel Dracula di Bram Stoker il protagonista Jonathan Harker completa la sua cena a casa del Conte con una bottiglia di Tokaji.
Ma allora il Tokaji è solo un semplice vino? Forse no. Per alcuni è addirittura una medicina: parola di Lenin, che la storia narra esser rimasto folgorato dal dolce vino ungherese regalatogli dal presidente della Repubblica dei Consigli ungherese Kun Béla.
Che sia medicina oppure no, il Tokaji ha segnato la storia. E già questo basta a definire la sua grandezza.

Il Tokaj-Hegyalja è la regione vinicola ungherese che ha dato alla luce una grande varietà di vini pregiati e amati in tutto il mondo.
Il Tokaj-Hegyalja è la regione vinicola ungherese che ha dato alla luce una grande varietà di vini pregiati e amati in tutto il mondo.

Il paese natale del vino Tokaji è l’Ungheria; la sua casa è situata nella regione del Tokaj-Hegyalja, che si trova a nord-est del paese e confina con la Slovacchia.
Dai vigneti del Tokaj-Hegyalja si ricavano diverse varietà di vino; per citarne alcuni: Tokaji Furmint e Tokaji Hárslevelű, entrambi bianchi secchi, e lo Szamorodni, un vino di cui si contano due varianti, una secca e l’altra dolce – che si chiamano rispettivamente száraz ed édes –. Ma il re dei vini del Tokaj-Hegyalja è lui, il Tokaji Aszú.
Il Tokaji Aszú (a proposito, si legge “tocai”) è IL vino dolce ungherese per eccellenza, se non addirittura IL vino ungherese; in effetti è grazie al Tokaji Aszú che l’Ungheria è famosa nel mondo per la sua produzione vinicola. Vino nobile e dolce dal color topazio, il Tokaji Aszú o Passito di Tokaj comincia ad acquisire fama intorno al XVII secolo: è da questo momento in poi che il Tokaji acquisirà sempre più prestigio. Poi nel 1660 una scoperta importante: il fattore determinante nella produzione di questo nettare pregiatissimo. Ecco che arriva l’individuazione della Botrytis Cinerea, la muffa nobile senza la quale il Tokaji non esisterebbe. Perché sì, il vino dei re e il re dei vini nasce da una muffa, anche se nobile. Sono proprio le uve botritizzate, cioè colpite da Botrytis Cinerea, quelle alla base del prezioso e zuccherino Tokaji Aszú.
La storia del Tokaji non è stata però solo rose e fiori: Luigi XIV di Francia aveva sdoganato il Tokaji Aszú, tutti lo amavano e le corti europee andavano pazze per il suo gusto dolce, intenso e persistente, ma nel 1870 la fillossera fece strage di vigneti. Un insetto aveva messo in ginocchio il Tokaji, che impiegò ben 11 anni per tornare al suo antico splendore. E poi? Poi arrivò il ‘900 con le sue due Grandi Guerre e gli anni del comunismo. Sotto il controllo statale e con la produzione di massa il Tokaji Aszú aveva perso in qualità, ma con la fine del regime il vino più famoso d’Ungheria è riuscito a risalire la china ed eccolo qua, nell’olimpo dei più gustosi al mondo.